PRIVATI / Aziende
Può il welfare aziendale migliorare la qualità della vita in azienda?
È questa la domanda a cui cerca di rispondere il II Rapporto sul welfare aziendale di Censis e Eudaimon
30 gennaio 2019

Quest’oggi, a Roma, è stato presentato il II Rapporto sul welfare aziendale in Italia, realizzato da Fondazione Censis e dal provider Eudaimon, in collaborazione con Credem, Edison, Michelin e Snam. Il documento, oltre ad analizzare le principali dinamiche occupazionali che caratterizzano il nostro Paese, contiene un’indagine che ha coinvolto oltre 7.000 lavoratori che beneficiano di prestazioni di welfare aziendale.

Stando ai primi dati resi noti, l’80% di questi ha espresso una valutazione positiva in merito all’utilità di queste prestazioni e al loro impatto in materia di benessere personale, familiare e lavorativo. Tra le prestazioni più importanti, al primo posto si trovano quelle riguardanti la tutela della salute, la prevenzione e l’assistenza (42,5%), seguono i servizi di supporto per la famiglia (servizi per i figli e per i familiari anziani) (37,8%), le misure di integrazione del potere d’acquisto (34,5%), i servizi per il tempo libero (wellness e viaggi) (27,3%), i servizi per gestire meglio il proprio tempo (26,5%). Infine, vi sono gli interventi relativi alla consulenza e al supporto per lo smart working (23,3%).

Rispetto all’indagine dello scorso anno (di cui vi abbiamo parlato qui), emergono due dati molto interessanti. Il primo riguarda il trade-off tra welfare e stipendio: stando al rapporto, quasi il 70% dei lavoratori accoglierebbe favorevolmente la possibilità di scambiare un incremento retributivo con servizi di welfare in azienda. La percentuale è maggiore rispetto a quella riportata nel Primo Rapporto di Censis e Eudaimon: si registra infatti una crescita di otto punti percentuali.

Il secondo dato riguarda invece la conoscenza del welfare. Se nella rilevazione precedente si sottolineava come i lavoratori che non sapessero dare una definizione al fenomeno erano all’incirca il 24% del campione, in quella di quest’anno la percentuale sale addirittura al 41% (+17 punti percentuali). Persiste quindi un forte gap di conoscenza che, potenzialmente, può avere un grave impatto sullo sviluppo futuro del welfare aziendale.

Per approfondire il tema e i risultati emersi dal II Rapporto Censis-Eudaimon, nei prossimi giorni pubblicheremo altri approfondimenti allo scopo di indagare in maniera più approfondita le opportunità e le sfide legate al welfare aziendale.

 


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