PRIMO WELFARE / Lavoro
Usa, se l’assenza di conciliazione taglia fuori i talenti e svuota la società
Fa discutere Anne-Marie Slaughter, che sul New York Times rivendica la “parità nella cura”
25 settembre 2015

E’ scoppiato un caso negli Usa dopo la pubblicazione, sul Sunday Review del New York Times, di “A Toxic Work World”, in cui Anne-Marie Slaughter sostiene che la competizione tossica, deleteria appunto, del mondo del lavoro sta portando sempre più donne – ma anche uomini – ad abbandonare il lavoro, spesso per crescere figli o accudire genitori.

Solo una porzione sempre più esigua, sostiene l’autrice, della società americana riesce a vincere in questa cultura: si tratta in genere di giovani in perfetta salute e con mezzi sufficienti a non dover accudire personalmente i familiari. Un modello che non lascia spazio “alla cura”, portando a un'emorragia di talenti e svuotando la società di valori.

Si tagliano fuori per prime le donne. L'America ha sbloccato il talento delle donne come poche altre nazioni al mondo; le ragazze surclassano i ragazzi nella scuola secondaria e all'università e oggi entrano nel mondo del lavoro con salari più alti, ma le loro fila si assottigliano quanto più si avvicinano ai vertici: dal 50% di presenze al livello di carriera più basso si passa al 10-20 % a livello di dirigenza. La situazione è ancora peggiore per i 42 milioni di donne che in America sono sull'orlo della povertà. La flessibilità è un problema per queste donne, sia quando è scarsa che quando è eccessiva, come in certe attività a bassa remunerazione che ormai non garantiscono più un monte ore settimanale.

Ma non è solo “una questione da donne”. È una questione lavorativa, il problema di un sistema antiquato e guasto. Il problema è il posto di lavoro, o meglio, un posto di lavoro pensato per le famiglie dell'era Mad Men, in cui uno dei coniugi porta a casa i soldi e l'altro li trasforma in cura: la cura indispensabile per i figli, i malati, i disabili, gli anziani. Le nostre famiglie e le nostre responsabilità non sono più quelle, ma i posti di lavoro non corrispondono alla nuova realtà della nostra vita.

La cultura del lavoro sbagliata è un problema di tutti, vale per gli uomini quanto per le donne. Che va risolto “costruendo un’infrastrutturazione di cura” e dando dignità al lavoro di cura attraverso l’offerta di servizi di elevate qualità a costi sostenibili; congedi familiari e sanitari retribuiti per donne e uomini; flessibilità di orario; strutture comunitarie di sostegno per consentire agli anziani di vivere più a lungo al proprio domicilio.

“Nel sistema attuale i singoli potranno anche avere successo, ma il paese non sarà mai competitivo quando dovrebbe. Se non interveniamo, col tempo le nostre famiglie e le nostre comunità, le fondamenta della nostra prosperità, sfioriranno” conclude. “Il movimento delle donne ha conferito a molte di noi il diritto di competere a pari condizioni: è tempo che tutti noi rivendichiamo la parità nella cura”.

 

Riferimenti

A Toxic Work World , Anne-Marie Slaughter, The New York Times, 18 settembre 2015

La traduzione, parziale, del testo è disponibile su La Repubblica

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