PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Welfare, dall'inclusione alla conciliazione: 5 passi da fare nel 2018
Maurizio Ferrera, Redattore Sociale, 16 gennaio 2018
18 gennaio 2018

Secondo Maurizio Ferrera, professore ordinario presso l'Università degli Studi di Milano e supervisore scientifico del nostro Laboratorio, nel 2018 il welfare italiano si porta dietro di positivo il Rei, il reddito di inclusione introdotto alla fine del 2017, ma anche tanti punti deboli da rafforzare. Nel corso di un'intervista rilasciata a Redattore Sociale, Ferrera ha individuato alcuni obiettivi da raggiungere per nel prossimo futuro.


Inclusione.
Per Ferrera è un obiettivo che resta fondamentale per lo stato sociale, perché abbiamo dei livelli di povertà ed esclusione sociale ancora altissimi. Secondo il professore sarà importante nel 2018 portare a compimento quello che si è fatto e fare passi avanti su questo punto cruciale per le chance delle persone”.

Servizi e conciliazione. Servono più servizi alle famiglie, alle donne, ai genitori, agli anziani perchè l’occupazione femminile in Italia è ancora molto bassa. Fra gli strumenti che le imprese possono usare per rimuoverli, Ferrera cita i tempi di lavoro, l’organizzazione del lavoro, i congedi. Ma soprattutto occorre rafforzare servizi come gli asili, il tempo pieno a scuola, i servizi di cura per le persone non autosufficienti.

Competenze e formazione. Per Ferrera, nel 2018 è essenziale costruire a partire da ciò che esiste in termini di formazione permanente di chi è già occupato, di servizi o iniziative di facilitazione della transizione scuola-lavoro, di miglioramento dell’alternanza nelle scuole secondarie, interpretandola nella sua giusta luce. A tale scopo è essenziale avvicinare il sistema educativo e formativo e il mercato del lavoro.

Contributi sociali. Secondo Ferrera, il nostro modo di guardare il welfare di solito è incentrato sul versante dell’uscita. Per il futuro sarà però essenziale guardare anche quello dell’entrata. Questo permette non solo di capire come possa essere sostenibile sul lungo periodo, ma è anche un modo per redistribuire le risorse o comunque per fare politica redistributiva.

Invecchiamento attivo. Infine, Ferrera auspica l’attivazione di un insieme di politiche (servizi e incentivi monetari) per una transizione morbida dal lavoro alla pensione. L’idea è di non pensare alla pensione come a un periodo di inattività, ma come a una fase in cui si possa rimanere attivi e ricevere un reddito da attività (non da lavoro) per integrare la pensione e continuare a mettere a frutto le proprie competenze.


Welfare, dall'inclusione alla conciliazione: 5 passi da fare nel 2018
Maurizio Ferrera, Redattore Sociale, 16 gennaio 2018

 
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