PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Giovannini propone il Sostegno per l'Inclusione Attiva
18 settembre 2013

Nella giornata di oggi il gruppo di studio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presieduto dal vice-ministro Maria Cecilia Guerra ha presentato in Senato le proprie proposte per sviluppare nuove misure di contrasto alla povertà. Come si evince dalla relazione, in un Paese dove quasi 5 milioni le persone si trovano in situazione di povertà assoluta serve sviluppare con urgenza uno strumento che possa permettere di contrastare efficacemente le situazioni di indigenza più serie. E’ per questa ragione che è stata avanzata la cosiddetta proposta SIA - Sostegno per l'inclusione attiva: forme di aiuto, in primis di natura economica, per coloro che si trovano in situazione di grave difficoltà, che saranno erogate a condizione che i beneficiari stipulino con i servizi sociali locali un accordo che li vincoli ad attività che favoriscano la loro inclusione sociale.

Secondo lo studio della commissione il SIA dovrebbe essere una misura nazionale volta a garantire il sostegno al reddito di tutti coloro che si trovano in condizione di povertà e risiedono stabilmente sul territorio nazionale da almeno due anni. L'accesso, che sarebbe dunque possibile anche per gli immigrati regolarmente presenti nel nostro Paese da minimo 24 mesi, dovrebbe essere condizionato ad una prova dei mezzi effettuata secondo criteri omogenei a livello nazionale, che potrebbero tener conto delle soglie patrimoniali già utilizzate per lo sviluppo dell’Isee.

Il Ministro Giovannini ha voluto sottolineare che tale misura non può essere intesa come un reddito di cittadinanza universale incondizionato: “il reddito di cittadinanza è un qualcosa che va a tutti, indipendentemente dalla loro condizione di reddito e dalla loro condizione patrimoniale”. Il SIA, invece, dovrebbe essere destinato a chi ne ha reale necessità perché da un lato “una copertura universale in questo momento è inattuabile sul piano finanziario” e dall'altro “non necessariamente sarebbe una scelta equa” per i cittadini. Il SIA, ha continuato il Ministro, vorrebbe essere uno strumento che favorisce l’inclusione sociale e che garantisce a chi è in difficoltà strumenti di sostegno non necessariamente solo economici. Questo vorrà dire chiedere a chi riceverà sostegno di impegnarsi in percorsi virtuosi che includano, ad esempio, la partecipazione a corsi di formazione e riqualificazione, o l’impegno a “mandare i figli a scuola e tutelare adeguatamente la loro salute”.

Perché un sistema del genere possa funzionare, tuttavia, occorrerà che tutte le parti in causa, dagli enti locali alle Regioni fino allo Stato, si parlino e confrontino costantemente. “Il sistema informativo delle politiche sociali è una condizione necessaria” ha detto Giovannini. “Un sistema monitorabile e valutabile richiede la condivisione delle informazioni, dove chi non condivide le informazioni, è fuori dal sistema!”.

Il Ministro ha quindi chiesto ai media di non concentrare la propria attenzione unicamente sulla questione del reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione dello strumento: se l'unico messaggio sarà quello che servono risorse ma le risorse non ci sono allora qualsiasi sforzo intorno allo strumento potrebbe rivelarsi inutile. Piuttosto, ha sottolineato Giovannini, “bisogna lavorare intensamente per costruire una rete istituzionale, organizzativa ed anche di informazione” che permetta di raggiungere obiettivi concreti una volta delineate le caratteristiche dello strumento. “Abbiamo bisogno di fare una serie di scelte, che poniamo all'attenzione del Parlamento e del dibattito pubblico. Abbiamo qualche settimana davanti e valuteremo se e come riusciremo a inserirla nella legge di stabilità, insieme a molte altre cose". Certo il denaro necessario alla realizzazione dello strumento non sarà di facile reperimento. A regime si prevede un costo di circa 7-8 miliardi per raggiungere almeno il 6% delle famiglie italiane.


Il SIA nella sua versione embrionale presenta diverse similitudini con il Reddito d’inclusione sociale elaborato a luglio dalle Acli e dalla Caritas Italiana nel tentativo di prorporre anche nel nostro Paese un istituto nazionale di lotta alla miseria. Nei prossimi mesi vedremo quanto della proposta avanzata dagli esperti di via Vittorio Veneto diventerà realtà e quanto invece resterà retorica. L'unica cosa certa è che, data la situazione sociale in cui si trova il Paese, occorre senza dubbio sbrigarsi per approntare nuove misure di contrasto alla povertà, con l'attenzione che queste vadano realmente a sostenere chi si trova in stato di indigenza e non si riduca, come già accaduto in passato, in interventi a pioggia dagli effetti contraddittori. 

 

Riferimenti

Relazione "Proposte per nuove misure di contrasto alla povertà"

Rassegna stampa sulla presentazione del SIA

 

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