POVERTÀ ALIMENTARE /
Empori solidali e cooperazione sociale: l’esperienza di Fabriano
Nelle Marche c'è un social market che offre cibo e promuove il lavoro, superando la logica assistenzialista in favore di percorsi d’attivazione
17 febbraio 2016

L’emporio di Fabriano è sorto con l’obiettivo di contrastare gli aspetti maggiormente negativi della crisi economica, supportando gli strati più poveri della popolazione, superando la logica assistenzialista in favore di percorsi d’attivazione. A tal fine è stata adottata una logica di rete coinvolgendo attori pubblici come l’Ambito Territoriale Sociale n. 10 e del terzo settore come l’Associazione San Vincenzo de Paoli, alcune aziende del territorio e il mondo accademico attraverso Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna.

 

Rispetto ad altre esperienze, il Fabriano Social Market presenta alcune peculiarità: il soggetto promotore è una cooperativa sociale, una realtà imprenditoriale basata sulla professionalità dei propri operatori e finalizzata al reinserimento lavorativo di persone svantaggiate; vi è poi un’interessante connessione tra il lavoro sociale sul territorio e il mondo accademico, in particolare con Last Minute Market. L’aspetto imprenditoriale si manifesta in particolare nella strutturazione di un vero e proprio progetto d’impresa, Riutilizziamo, che definisce mission, obiettivi, risorse, partner e attori della rete, connettendo diverse dimensioni come gli aspetti etici, il ruolo del settore pubblico, delle aziende for profit, del volontariato e del mondo accademico.

 

Il Social Market di Fabriano esprime il processo di consolidamento degli empori solidali in Italia (sul tema un capitolo del Secondo Rapporto sul secondo welfare in Italia); se inizialmente queste realtà erano legate a organizzazioni ecclesiali o di volontariato, ora sono promosse anche da cooperative sociali che per loro stessa natura strutturano con un vero e proprio progetto imprenditoriale. Considerando che molte cooperative sociali hanno come finalità statutaria l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, il progetto dell’emporio si arricchisce di un ulteriore elemento, completando il quadro di iniziative volte a contrastare la povertà.

 

Vi presentiamo quest'esperienza attraverso le parole di Sara Rossi, rappresentante del Social Market.


Com’è nato e come si è sviluppato il Social Market?

Il Fabriano Social Market è nato dal bisogno di dare risposte e supporto ad una comunità provata da una grave crisi economica e sociale. Fabriano, da grande polo industriale e città benestante, si è purtroppo trasformata in una città in cui il 25% della popolazione è disoccupata e senza alcun ammortizzatore sociale. Sempre più famiglie sono costrette a rivolgersi ai servizi sociali per affrontare le difficoltà quotidiane e sempre più spesso tali difficoltà riguardano l’approvvigionamento di cibo. Situazioni del genere spesso portano alla mortificazione dell’individuo e all’emarginazione sociale. L’idea è nata dalla volontà di fare sì che ciò non accada; chi non può provvedere alla sua famiglia non deve sentirsi oggetto di mero assistenzialismo ma deve avere la possibilità di partecipare e reagire alla situazione in cui si trova.


Può descrivere la mission e la vision del Social Market? Quali sono gli obiettivi imprenditoriali?

La mission è quella di ridare dignità ai poveri combattendo l’emarginazione sociale che sempre di più attanaglia le famiglie che si vedono impossibilitate anche a compiere un gesto naturale come il fare la spesa. Questo è l’obiettivo del Social Market: non più mero assistenzialismo, ma partecipazione attiva attraverso la possibilità di girare tra gli scaffali e rifornirsi di ciò di cui si ha bisogno. La soluzione non si può trovare mai nella solitudine o nell’individualismo, solo collaborando si può fare davvero qualcosa di sostenibile. Per realizzare questa importante causa è necessario unire le forze e le competenze di tutti.

Parallelamente si è voluto creare un sistema di recupero e riduzione al minimo dello spreco di prodotti; ciò che per qualcuno non è più utilizzabile o commerciabile per altri può essere una risorsa.  Più in generale, la vision del Social Market è di educare le famiglie e orientarle verso un sistema di responsabilità sociale, in cui siano in grado comprendere ciò di cui possono fare a meno e metterlo a disposizione di chi ne ha realmente bisogno. Questo deve essere un concetto valido anche per chi vive in condizioni meno favorevoli rispetto a quelle di un altro. Le famiglie in difficoltà economica infatti avranno l’opportunità di scoprire un sistema nuovo, un sistema che non mira a fare beneficenza fine a sé stessa bensì a responsabilizzare, non dando nulla per scontato.

L’obiettivo imprenditoriale del Social Market è quello di attivare un sistema di microcredito attraverso il quale, persone in difficoltà che non possono accedere ai normali canali di credito tramite finanziamenti concessi da enti pubblici e banche, possono ricevere aiuto economico per aprire piccole attività lavorative. Questo per noi significa credere nell’uomo e, attraverso il credito, aiutarlo a diventare protagonista del proprio futuro.


Può descrivere il progetto “Riutilizziamo”?

“Riutilizziamo” è un progetto di responsabilità social-imprenditoriale promosso e sviluppato da Il Tulipano Società cooperativa sociale ONLUS in collaborazione con l’Associazione San Vincenzo De Paoli e i comuni dell’Ambito Territoriale Sociale n. 10 della Regione Marche per dare risposte concrete alle difficoltà economiche e morali presenti sul territorio. 

Come dice la parola stessa, riutilizziamo significa utilizzare di nuovo, rendere utile per qualcuno un prodotto che per un'altra persona non lo è più. Nello specifico parliamo di redistribuzione dei prodotti alimentari e non. Circa 1/3 del cibo prodotto per il consumo umano infatti è sprecato da rivenditori o dai compratori. Anche nei processi produttivi sono presenti gravi sprechi lungo dal campo alla tavola (il 25% della frutta e verdura rischia di finire nella spazzatura per eccessiva maturazione dal campo alla tavola, una parte di frutta e verdura viene lasciata nei campi). Tale operazione è possibile grazie alla Legge 155/2003, che disciplina la distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale.

Oltre a questo si spera di creare nuovi posti di lavoro per persone che provengono da percorsi di vita difficili. Fornire loro l’opportunità di crescere, confrontarsi ed apprendere tecniche e metodologie di lavoro che fungano da sostegno per un serio reinserimento lavorativo.

E’ un progetto ampio che coinvolge a 360 gradi le persone, dando loro supporto morale, materiale e sociale.


Parliamo della rete costruita intorno al Social Market: quali sono i principali attori? Che ruolo hanno? Il Social Market mantiene rapporti con enti pubblici? Come sono strutturati? Qual è invece il ruolo del terzo settore? Può descrivere le relazioni con le aziende del territorio?

I principali attori che collaborano alla buona riuscita del Fabriano Social Market sono la Cooperativa Sociale Il Tulipano ONLUS che ha sviluppato il progetto, l’Ambito sociale territoriale n. 10 e l’Associazione San Vincenzo de Paoli. I rapporti costanti e lo scambio di informazioni con altre associazioni caritatevoli del territorio (Caritas) permettono di evitare eventuali sovrapposizioni negli interventi di sostegno alle persone in stato di bisogno. Le associazioni del terzo settore inoltre hanno attivato una rete di scambi e di supporto che permette di redistribuire la merce in eccedenza a diverse strutture del territorio che si occupano di assistenza ai bisognosi.

Senza il supporto delle aziende locali e nazionali l’approvvigionamento dei prodotti sarebbe limitato, poiché le forniture del Banco Alimentare alla fine del 2013 sono state drasticamente ridotte e a volte non sono sufficienti a soddisfare tutti gli utenti. Donazioni periodiche di importanti aziende nazionali sono la conferma della buona riuscita del progetto e della sua credibilità.


Il Social Market intrattiene stretti rapporti con il mondo accademico, in particolare con la società di ricerca dell’Università di Bologna “Last Minute Market”: come si struttura questa collaborazione?

La collaborazione con Last Minute Market è stata fondamentale per la buona riuscita del progetto e per l’apertura del Fabriano Social Market. LMM permette infatti di recuperare i prodotti invenduti ma ancora perfettamente utilizzabili a favore di organizzazioni caritative ed ONLUS, accompagnando l’impresa lungo tutte le fasi del processo di recupero: dall’individuazione e “certificazione” degli enti beneficiari sul territorio, in conformità alle disposizioni vigenti, alla predisposizione della relativa documentazione, alla gestione dei prodotti e alla loro classificazione all’interno del punto vendita, agli aspetti fiscali-amministrativi, logistico-organizzativi e igienico-sanitari, di comune accordo con le ASL competenti sul territorio.


Quali sono le fonti di finanziamento del Social Market?

Il Fabriano Social Market non ha finanziamenti costanti, si basa su assi di finanziamento regionali e nazionali attraverso progetti e bandi a cui partecipa, ogni volta che ce ne sono di aperti. Si basa inoltre sulle donazioni delle aziende partner e di privati che credono nella nostra causa. La ricerca di partner e di sostegno economico è costante e da buoni risultati, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità delle aziende nel donare i prodotti.



Il Social Market partecipa a tavoli, reti, coordinamenti, progetti a livello locale, regionale, nazionale?

Il tavolo di coordinamento del Social Market si riunisce periodicamente per discutere di eventuali progetti e iniziative da organizzare. La coordinazione a livello comunale e dell’ambito territoriale è fondamentale per fa sì che il market proceda nella giusta direzione e che abbia sempre una visione d’insieme dei bisogni del territorio.


Chi sono gli utenti del Social Market? Come vengono selezionati? (ISEE, carico famigliare, altri indicatori…)? Perché avete scelto questo particolare criterio?

Gli utenti del Social Market si trovano in una situazione tale da non poter provvedere al fabbisogno alimentare giornaliero. Possono essere disoccupati, in mobilità, iscritti al centro per l’impiego, licenziati (per chiusura azienda, riduzione personale o altri motivi). Oppure nuclei familiari con solo reddito da pensione, famiglie in cui sono presenti portatori di handicap, famiglie monogenitoriali. I requisiti di accesso sono un ISEE inferiore ai 10.000 euro e l’essere residenti in uno dei comuni dell’Ambito sociale territoriale n. 10. Ogni singolo caso viene valutato dagli assistenti sociali con un colloquio e se necessario con una visita domiciliare. La scelta di dover presentare l’attestazione ISEE viene dalla necessità di avere un primo quadro generale della situazione in cui verte la famiglia che richiede la tessera. Naturalmente è solo il primo step, sarà solo dopo il colloquio con l’assistente sociale che verrà stabilita l’assegnazione o meno della tessera e il relativo punteggio mensile.


Come si articola l’attività dell’Emporio? Sono previste altre forme di supporto (microcredito, percorsi formativi, reinserimento lavorativo…)?

Sono coinvolte, oltre a volontari che dedicano alcune ore della settimana all’attività quotidiana del Market, persone in difficoltà (disoccupati, borderline, soggetti che devono svolgere servizi di pubblica utilità). Queste sono affiancate da figure socio assistenziali, tutor e volontari. L'obiettivo è di aiutarle a riscoprire le proprie doti, competenze e capacità: persone che provengono da percorsi di vita difficili avranno l’opportunità di vivere questa esperienza di vita e un’ottima occasione per reinserirsi gradualmente nel mondo del lavoro. La presenza di figure professionali ed il loro costante contatto con i servizi sociali permettono di attivare interventi di diversa metodologia personalizzati sulla base delle reali esigenze di ognuno, anche attraverso il microcredito.


Quali pensate siano gli aspetti virtuosi di questa iniziativa? Quali sono invece le difficoltà che avete incontrato?

Sicuramente l’aver cambiato il modo di assistere chi ha bisogno è l’aspetto migliore dell’iniziativa, oltre a riuscire ad aiutare materialmente le persone. Molti utenti, che magari provavano vergogna nel dover chiedere aiuto hanno trovato nel market una possibilità di riscatto. Gli assistiti hanno piena autonomia nel decidere di cosa hanno bisogno, sono liberi di girare tra gli scaffali tornando a casa con una busta di spesa come se fossero stati in qualsiasi altro supermercato.

Per quanto riguarda le difficoltà, spesso si fatica a reperire abbastanza prodotti per tutti gli utenti. La richiesta è in continuo aumento, ma le forniture sono sempre le stesse, anzi, nel caso del Banco Alimentare sono diminuite drasticamente. Ad esempio, è sempre più difficile reperire prodotti per l’infanzia. Da molti mesi infatti, la merce destinata ai bambini non è disponibile e, non avendo risorse economiche, stiamo cercando aziende che possano donarci prodotti, sostenendo la nostra causa.

 


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